Statistiche sui Ricorsi al Giudice di Pace per multe ovvero avverso sanzioni amministrative

Questo post è il primo di una serie di articoli che hanno come  obiettivo l’analisi delle statistiche dei ricorsi depositati contro le sanzioni amministrative per infrazioni al codice della strada (questi ricorsi sono conosciuti in gergo come “OSA” ovvero opposizioni avverso sanzioni amministrative ovvero in generale ricorsi contro multe).

1) L’andamento “in generale” delle pratiche di ricorso. Questo articolo fa luce su quale sia il numero delle pratiche depositate anno per anno presso il Giudice di Pace, quante effettivamente siano state lavorate dai giudici e risolte ed infine quante ne rimangano pendenti. Clicca sul seguente link per saperne di più: Stato delle pratiche di ricorso al Giudice di Pace.

2) L’esito delle pratiche di ricorso. Avete presentato il ricorso contro una multa al Giudice di Pace. Il ricorso sarà accolto o rigettato? Che possibilità ci sono, mediamente, di vincere questo tipo di ricorso? Per saperne di più sull’esito delle opposizioni alle sanzioni amministrative e volete avere un’idea di quale sia statisticamente l’esito dei ricorsi presentati al Giudice di Pace cliccate sul seguente link per andare all’articolo dedicato: Esito dei ricorsi al Giudice di Pace, statistiche e considerazioni.

3) Le statistiche sulla durata delle pratiche di ricorso. Quanto tempo ci vuole per concludere la pratica di ricorso? In quanto tempo posso arrivare alla sentenza ed avere ragione o torto se presento un ricorso al Giudice di Pace? Se volete sapere quanto tempo ci vuole in media per concludere l’iter burocratico dopo che avete depositato un ricorso contro una multa cliccate sul seguente link per andare all’articolo dedicato: Statistiche sulla durata dei ricorsi presentati al Giudice di Pace.

In questo articolo e nei tre post collegati sono stati pubblicati i risultati di un’analisi neutrale e senza finalità commerciali, a posteriori, effettuata specificatamente sulle opposizioni alle sanzioni amministrative, partendo dalle seguenti fonti primarie dei dati verificabili ed attendibili.

Link al sito www.giustizia.it.

Link al sito di statistiche ufficiali sulla giustizia.

Si allegano per chi volesse approfondire ulteriormente, uno studio specifico sul Giudice di Pace ed una nota informativa sulla convergenza statistica dei dati presentati e sulla loro licenza di utilizzo.

La litigiosità presso i Giudici di Pace

Nota Informativa sulla convergenza statistica – la fonte primaria e la licenza di uso dei dati presentati

Lo Staff di Consulenza Legale Online vi augura Buona Lettura e vi lascia con una foto scattata in Tribunale a Roma, che forse riassume in un’unica immagine i dati presentati in questa analisi.

Ricorsi al Giudice di Pace

Lo stato delle pratiche di ricorso al giudice di pace per opposizione alle multe

In questo articolo si riportano i dati sullo stato generale delle pratiche di ricorso presentate al Giudice di Pace per opposizione alle sanzioni amministrative dette anche “OSA” (i.e. infrazioni al codice della strada ovvero ricorsi contro le multe).

Introduciamo subito una panoramica della situazione con un grafico che mostra l’andamento delle pratiche di ricorso, prendendo ad esempio la città di Roma tra il 2008 ed il 2011.

Il grafico riporta i dati dei ricorsi presentati (i.e. sopravvenuti), dei ricorsi lavorati e conclusi dai Giudici di Pace (i.e. definiti) ed infine dei ricorsi le cui pratica è ancora in lavorazione e non conclusa (i.e. pendenti). I ricorsi sopravvenuti sono rappresentati dalla linea blu, quelli definiti dalla linea rossa ed infine quelli pendenti dalla linea verde.

Stato PRatiche Ricorso Giudice Pace Roma

 

Dal grafico si evince che il numero di ricorsi che sono stati presentati al Giudice di Pace negli ultimi anni, solo su Roma, è stato elevatissimo. Il picco, pari a circa 140.000 ricorsi, si è avuto nel 2009 ed è facile notare che la successiva diminuzione coincide con l’introduzione, a partire dal 2010, del contributo unificato obbligatorio per le opposizioni alle sanzioni amministrative, pari ad alcune decine di Euro.

Il contributo unificato ha funzionato da deterrente nel 2010 ma, già a partire dal 2011, il numero di ricorsi presentati ha superato le 100.000 unità per anno solare.

E’ probabile dunque che la migliore capacità dei cittadini nel presentare le domande di ricorso e l’avvento della crisi economica abbia parzialmente bilanciato l’effetto repressivo del contributo unificato, che ha inizialmente indotto tante persone a non presentare il ricorso ed a pagare le multe.

Nel 2010, il minor carico di lavoro sui Giudici in seguito all’adozione del contributo unificato ha permesso un aumento del numero dei ricorsi definiti dall’amministrazione pubblica, ovvero lavorati e conclusi. Il 2011 invece, in accordo con l’aumento dei nuovi casi, è stato di nuovo un anno negativo poiché i ricorsi definiti sono diminuiti.

Infine, occorre notare come il dato dei ricorsi pendenti sia inesorabilmente in aumento. A Dicembre 2011 risultavano pendenti, ovvero non conclusi, circa 300.000 ricorsi presso i Giudici di Pace attivi a Roma, per quanto concerne sempre le opposizioni alle sanzioni amministrative. Il 2010 ha solo parzialmente arrestato la corsa verso l’alto, cominciata nel 2008 con 200.000 ricorsi ed aumentata di 100.000 unità in soli 4 anni.

Un numero molto importante, che descrive e sottolinea il carattere degli Italiani, da sempre restii a pagare le multe laddove siano percepite come ingiuste oppure effettivamente non dovute.

Questo post si ferma qui ed è il seguito del post introduttivo sull’analisi delle statistiche dei ricorsi presentati al Giudice di Pace pubblicato su questo blog.

Per tornare all’articolo iniziale e saperne di più sulle statistiche dei ricorsi al Giudice di Pace cliccate: Statistiche sui Ricorsi al Giudice di Pace.

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Statistiche sulla durata dei ricorsi presentati al Giudice di Pace per opposizione a sanzioni amministrative

In questo articolo mostriamo i dati della durata media dei ricorsi presentati al Giudice di Pace di Roma per infrazioni al Codice della Strada.

Il grafico che segue è eloquente, in media ci vogliono 932 giorni per concludere l’iter burocratico di un ricorso per una multa.

durata ricorsi giudice di pace

Se siete fortunati potete sapere se dovrete pagare la multa oppure no in qualche centinaia di giorni mentre nei casi limite si possono sfiorare i 2000 giorni.

In poche parole, se avete depositato un ricorso contro una multa nel 2008, potreste averne saputo l’esito solo da pochi mesi.

Il motivo è semplice, la macchina amministrativa del Giudice di Pace è sicuramente d’aiuto per tutti i cittadini ma probabilmente sotto-dimensionata per la loro litigiosità tipica. Per lo meno per quanto concerne la città di Roma.

Se volete vedere quale sia la mole di ricorsi presentati potete cliccare su :Stato delle pratiche di ricorso al Giudice di Pace.

Altrimenti, se volete approfondire ulteriormente il tema potete cliccare sul post iniziale di questo blog: Statistiche sui Ricorsi al Giudice di Pace.

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Il futuro della sigaretta elettronica non è ancora scritto

sigaretta elettronica

Ricordiamo tutti la Circolare del 2004 con la quale è stato istituito il Divieto di Fumo in tutti i locali pubblici in Italia, in seguito alla “Legge Sirchia”.

L’obiettivo primario della legge è stato quello di proteggere i non fumatori dai danni dell’esposizione al fumo passivo ma l’intento strategico dietro la visione di Sirchia è stato quello di scoraggiare in generale i fumatori per limitare i danni alla salute provocati dal tabagismo.

L’applicazione della legge ha altresì tutelato categorie di persone quali esercenti o datori di lavoro perché in seguito alle sempre maggiori conferme degli effetti nocivi del fumo sulla salute pubblica si assisteva ad un via via crescente numero di azioni legali tese ad ottenere il risarcimento dei danni provocati dall’esposizione al fumo attivo e passivo.

Oggi leggiamo con interesse un parere del consiglio Superiore della Sanità che ha per oggetto la sigaretta elettronica, vera novità ed innovazione che negli ultimi anni ha tolto la luce dei riflettori alle classiche “bionde”.

Sebbene il parere riguardi la catalogazione della sigaretta elettronica nello scenario “medicale” vale la pena notare che nel comunicato si affrontano ufficialmente tematiche chiave quali:

  • la metodologia per la valutazione della pericolosità della sigaretta elettronica, tema ancora da approfondire
  • progetti di ricerca e studio su aspetti della problematica legata alla sigaretta elettronica
  • divieto di vendita ai minorenni per le sigarette elettroniche che contengono la nicotina
  • il monitoraggio dei casi di sovradosaggio da nicotina causati dalla possibilità di ricaricare la sigaretta elettronica
  • la raccomandazione di evitare la sigaretta elettronica in gravidanza ed in allattamento
  • il divieto nelle scuole per limitare il fenomeno del tabagismo (sebbene non vi siano cenni nel comunicato di prove di rapporto causa-effetto fra la sigaretta elettronica e tabagismo)
  • la verifica della sicurezza delle ricariche rispetto ai bambini (al riguardo, la dose letale della nicotina per l’uomo è di circa 0,5-1,0 mg/kg peso corporeo).

L’analisi dei precedenti punti del parere del Consiglio Superiore della Sanità apre a scenari ancora da delineare sulla pericolosità della sigaretta elettronica.

La storia pregressa accennata all’inizio del post, ovvero la presa di coscienza di massa della pericolosità del fumo, le azioni legali per chiedere il risarcimento danni e la conseguente finalizzazione di leggi come quella di Sirchia del 2004, fa ipotizzare uno scenario dove siano probabili azioni legislative legate alla sigaretta elettronica.

Il punto sicuramente più aperto è quello legato alla protezione dei bambini. Un bambino di 3 anni, di circa 15 kg di peso corporeo, dotato di elevata manualità, può morire in seguito all’ingestione  di una dose di nicotina variabile dunque fra i 7 ed i 15 mg.

A titolo di esempio un liquido per la ricarica della sigaretta elettronica può contenere fino ad oltre 20 mg di nicotina per ogni ml (1 ml è 1 millesimo di litro, una quantità molto piccola).

Fortunatamente, tutti i prodotti a base di nicotina sono progettati per essere a prova di bambino ed i rivenditori in genere sono molto attenti nel segnalare il pericolo ai clienti.

In conclusione, il futuro della sigaretta elettronica sembra non essere ancora scritto dal punto di vista legale e le tematiche per generare un serio dibattito su questo tema non mancano davvero.

Ci sarà però una grande differenza rispetto ai primi anni del 2000, non saranno i giornali “su carta” a fare notizia di potenziali risarcimenti danni ma articoli su blog online ed “hashtag” su twitter ad annunciare in tempo reale gli accadimenti giudiziari e ad alimentare dibattiti senza fine sulle “bionde”. Si riaccenderanno dunque i riflettori sulle “bionde” ? Ai voi lettori l’ardua sentenza.

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Documenti Allegati 

Ministero della Salute Circolare Dicembre 2004

Parere Consiglio Superiore Sanità Sigarette Elettroniche

Fare ricorso ad una multa da Autovelox: Avvocato si o no?

Avete di fronte a voi un verbale e non volete pagarlo, vorreste fare ricorso ma non sapete come fare, se convenga o meno e vi sentite molto frustrati, arrabbiati per la seccatura e la potenziale perdita di tempo.

Niente panico, è la classica reazione di fronte ad una notifica che proprio non vorreste avere fra le mani.

In genere, fare ricorso contro una multa presa non è banale poiché occorre un’analisi approfondita del verbale per essere sicuri di vincere. Se poi si parla di Autovelox, bisogna studiare il caso per trovare un appiglio legale solido per fare ricorso.

L’aiuto di un legale per fare opposizione ad una multa è dunque consigliato per non incorrere in dimenticanze, errori grossolani o per articolare il ricorso in modo che possa essere letto e ben compreso dal Prefetto o dal Giudice di Pace. Il Legale è necessario poi sopratutto quando la sanzione includa la decurtazione dei punti dalla patente di guida. In questo caso conviene sempre verificare se ci siano gli estremi per il ricorso.

L’altro aspetto da considerare quando si decide di fare ricorso é quello dei costi vivi associati. Se il ricorso viene fatto al Giudice di Pace bisogna considerarne il costo rispetto all’importo della multa.

Pertanto se siete indecisi se fare ricorso o pagare, il consiglio è quello di pagare laddove l’importo della multa sia di poche decine di euro, mentre se rischiate di perdere punti dalla patente di guida o l’importo della sanzione sia elevato, il consiglio è quello di affidarvi sempre ad un professionista del diritto oppure almeno quello di richiedere un parere legale online per avere chiaro come vada scritto il ricorso. Quest’ultima considerazione è importante se decidete di scrivere da soli il ricorso, in modo da non rischiare il raddoppio della sanzione o il rigetto del vostro ricorso.

Se volete avere un parere legale online consultate il nostro sito di Consulenza Legale Online.

Affido condiviso

Prima dell’entrata in vigore della L. 8 febbraio 2006 n.54 la regola era quella dell’affidamento di tipo monogenitoriale, per cui il minore restava affidato al genitore considerato più idoneo a garantire il pieno sviluppo della personalità,la migliore educazione, istruzione e cura.

Il genitore non affidatario manteneva comunque la potestà congiunta in ordine alle scelte più importanti e alle questioni di straordinaria amministrazione. Ora invece la regola è la bigenitorialità nei confronti dei figli minori.

Per meglio tutelare l’interesse del minore, la legge rende i genitori entrambi responsabili della cura, educazione,istruzione dei minori anche dopo la separazione.

Il pricipio che la bigenitorialità costituisce ora la regola e non più l’eccezione è stato ribadito  recentemente dalla Suprema Corte. L’affidamento condiviso dei figli, che si pone come regola, non può essere escluso dalla mera conflittualità dei genitori. Spetta al giudice valutare le singole situazioni e stabilire se nel concreto esiste un effettivo pregiudizio per il minore.(Cassazione civile n. 16593 del 18 giugno 2008.)

Avv. Arianna Fiori

Vacanze rovinate per over-booking o perdita del bagaglio

Ogni anno in questo periodo e con l’avvicinarsi della bella stagione, le partenze e gli arrivi da e per le vacanze sono spesso accompagnate da enormi disagi dovuti al malfunzionamento di tutto l’apparato che gestisce o dovrebbe gestire un aeroporto.

Vi è mai capitato di scendere dall’aereo e di scoprire che il vostro bagaglio non ha viaggiato con voi ed è stato imbacato chissà su quale volo e per quale destinazione?

Oppure vi è mai capitato di arrivare al check-in e di sentirvi pronunciare la parola overbooking? O ancora di non trovare il vostro volo perchè è stato cancellato o perchè vi è un ritardo?

Il risultato è sicuramente quello di essere assaliti dal panico e di partire o tornare dalle vacanze più stressati che mai. In questo caso è molto probabile che le vostre vacanze siano rovinate per over-booking o per perdita o danni al bagaglio.

La risposta positiva a questa serie di disservizi arriva dalla carta dei diritti del passeggero. L’Unione Europea è infatti intervenuta con una serie di norme tese a rafforzare proprio i diritti del passeggero.

In tutti i casi di negato imbarco, cancellazione del volo o di ritardo la norma comunitaria al quale appellarsi è il regolamento comunitario (CE) n.261/2004 dell’11 Febbraio 2004.

Questo documento è spesso disponibile in aeroporto in formato di opuscolo o libretto di poche pagine. Potete chiederlo ai punti di informazione al pubblico (banchi con l’insegna i) all’area partenze o arrivi, oppure semplicemente agli operatori dei check-in.

Se trovate resistenza, il consiglio è quello di spostarvi dal banco check-in con il quale state avendo problemi e chiedere al personale di terra che sta operando per altri vettori.

A volte la carta dei diritti del passeggero è addirittura stampata su grandi poster appesi alle pareti dell’area partenze dell’aeroporto.

Qualora doveste incorrere in tali disavventure e vi troviate bloccati in aeroporto non perdete la calma, contattarci tempestivamente tramite il nostro sito web Consulenza Legale Online. Compilate il form e la vostra email ci arriverà in tempo reale.

Lo Staff di Consulenza Legale Online

La mediazione dello studio legale nel recupero crediti per la gestione attività-passività

In questo periodo di crisi per una piccola o media impresa è fondamentale gestire il “working capital” aziendale nel migliore dei modi.

Il working capital aziendale ovvero la liquidità operativa disponibile, data dalla differenza fra le attività e le passività di breve periodo dell’impresa, è cruciale per la sopravvivenza del business.

Le attività quali i crediti a breve termine debbono essere incassate quanto prima possibile, nel caso in cui l’azienda si trovi nell’impossibilità di reperire risorse monetarie a breve termine.

Il recupero dei crediti necessita dell’ausilio di un valido Avvocato, risorsa preziosa per gli imprenditori in un periodo nel quale la PMI ha bisogno di mantenere il focus sulle attività operative che garantiscano la sopravvivenza del business fino alla fine del periodo di crisi finanziaria.

In questo scenario però, il ruolo dello Studio Legale di riferimento non può e non deve limitarsi esclusivamente ad azioni meccaniche di recupero crediti ma potrebbe assumere il ruolo di vero e proprio consulente d’impresa.

L’Avvocato può infatti consigliare l’impresa in difficoltà su quali azioni legali intraprendere oppure no al fine di ottimizzare il recupero dei crediti riportati a bilancio. Va infatti tenuto conto che un fornitore o un cliente importante costretto a saldare la posizione debitoria aperta potrebbe a sua volta trovarsi in grave difficoltà a seguito dell’azione legale. Agire legalmente comporterebbe inoltre un aumento dei costi che entrambe le parti dovranno sostenere nonchè un inasprimento dei rapporti fra le due aziende che in realtà possono avere bisogno l’una dell’altra.

E’ sempre più difficile trovare fornitori fidati e qualificati e decidere o meno di tentare le vie legali deve essere analizzato prevedendo l’impatto sulle proprie attività, i costi da sostenere, la probabilità di successo ed é sempre consigliabile chiedere un parere legale in merito.

In questo scenario finanziario è dunque cruciale avvalersi del supporto di uno Studio Legale che assuma un ruolo di mediatore fra le parti e che possa, entrando in sintonia con l’imprenditore, garantire che le azioni di recupero credito non incrinino la catena del valore di entrambe le società.

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Cos’è l’amministrazione di sostegno?

In questo post parliamo della figura dell’amministratore di sostegno.

Al fine di tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni quotidiane è intervenuta la L. 9-1-2004 n.6 che ha introdotto nel codice civile l’istituto dell’amministrazione di sostegno.

Tale istituto è intervenuto soprattutto per mitigare gli effetti, a volte sproporzionati rispetto alle reali esigenze di protezione del soggetto, dell’interdizione e dell’inabilitazione.

Pertanto colui che è affetto da infermità anche parziale o temporanea ovvero da menomazione fisica o psichica (anziani, disabili, alcolisti, tossicodipendenti, malati terminali) possono ricorrere al giudice tutelare affinchè nomini con decreto un amministratore di sostegno indicato dal beneficiario oppure in mancanza di indicazione scelto dal giudice nell’interesse del beneficiario stesso.

Compito dell’amministratore di sostegno è quello di intervenire in qualità di rappresentante negli atti giuridici di straordinaria amministrazione oppure assistere il beneficiario in quelli di ordinaria amministrazione.

La procedura per la nomina dell’amministratore non necessita necessariamente dell’intervento di un Avvocato.

Ecco i passaggi da seguire:

  • La richiesta di nomina dell’amministratore di sostegno si presenta con ricorso (basta una marca da bollo da 8,00€) al Giudice Tutelare della zona di residenza o domicilio della persona che necessita di assistenza.
  • Possono presentare ricorso oltre alla persona stessa che ha bisogno di assistenza, il coniuge o la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado (genitori, figli, nipoti, fratelli, zii, cugini), gli affini entro il secondo grado (suoceri e cognati), il tutore o curatore, il pubblico ministero ed i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, che se a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso di cui all’articolo 407 del Codice Civile o a fornirne comunque notizia al pubblico ministero.
  • Il Giudice fissa una o più udienze per la verifica delle reali necessità della persona. Può nominare nel frattempo anche un amministratore provvisorio. All’esito delle opportune verifiche il Giudice nomina con decreto entro 60 giorni dalla presentazione del ricorso, l’amministratore di sostegno.

Il decreto deve contenere:

  • le generalità della persona beneficiaria e dell’amministratore di sostegno
  • la durata dell’incarico, che può essere anche a tempo indeterminato
  • l’oggetto dell’incarico e degli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario
  • gli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno
  • i limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità
  • la periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e
  • le condizioni di  vita personale e sociale del beneficiario.

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